Zurlo P. Marcello

Pubblicato giorno 7 febbraio 2021 - Missioni, Vocazione

Marcello16“La mia vocazione è nata nel cuore di mia mamma Maria Rebellato. Ella sognava un figlio sacerdote, perché nella guerra del 15-18 aveva perso un fratello alla vigilia del sacerdozio. La prima occasione è venuta quando avevo 4 anni, malattia meningite cerebro-spinale. Morte sicura nel lontano 1936. Il dottore aveva tolto tutte le speranze e mentre il papà Giuseppe Zurlo preparava la piccola bara, mia mamma mi vestiva di santo Antonio e pregava dicendo: questo mio figlio è tuo, fai quello che vuoi. La cosa più importante che ricordo della mia infanzia è il viaggio a Padova per ringraziare il Santo, seduto sul manubrio della bicicletta del papà.

La seconda occasione è avvenuta per opera della venerata prof.ssa Rina Parolin di Cittadella. É lei che mi ha raccolto, è lei che mi ha inviato a Vicenza nella Casa Apostolica dei Saveriani, è lei che mi ha incoraggiato nei miei studi in seminario, è lei che mi ha accompagnato fino al sacerdozio nel lontano 1958, nella Casa di teologia dei Saveriani a Piacenza, è lei che era presente alla mia prima messa, insieme alla mia mamma, è lei che mi ha inviato in missione nella terra amata dell’Amazzonia, nel 1979 con la sua benedizione. Due anni dopo ella partiva per la casa del Padre.

Dopo il sacerdozio sono stato inviato a Parma, a Brescia, a Zelarino (VE), infine Rettore della Casa Saveriana di Vicenza. Negli anni settanta la Direzione Generale dei Saveriani si trasferisce da Parma a Roma e crea la Regione Italiana. Vengo eletto Vice e Economo della nuova Regione Saveriana. Ho esercitato questo servizio fino al 1979, quando mi é arrivata finalmente la lettera di partenza per l’Amazzonia. Il sogno della missione si realizzava.

A Concordia non c’era energia elettrica, non c’era acqua, la casetta era di fango e le tegole di cavaco (tegole di legno preparate con la scure), il gabinetto nell’orto a 30 metriVasco e Mercello dalla casa, il bagno con la cuia (una scodella ricavata dal frutto di una pianta locale), le zanzare e i mucuins (insetti quasi invisibili) a migliaia, strade impossibili a percorrere, con una sola scuoletta e professore che avevano fatto solo la terza elementare e un stipendio di 15 lire (quindici lire, per chi non ci crede) al mese. Ma tanta buona gente, simpatica, allegra, piena di fede, con volontà di fare qualcosa per la loro chiesa. Il Brasile era governato dalla dittatura dei Generali, ma i nostri cristiani si radunavano in piccole comunità di base, da dove, partendo dalla fede e dal vangelo, trovavano ispirazione per la lotta contro la dittatura, a favore delle libertà sociali-diritti umani di tutti i cittadini.

Solo tre anni a Concordia, nel 1983 il santo vescovo Mons. Angelo Frosi mi chiama ad Abaetetuba per dirigere il piccolo seminario diocesano, che aveva voluto con tenacia perché la sua diocesi cominciasse ad avere i suoi padri. Arrivato ad Abaetetuba il vescovo ha voluto che facessi anche da Economo, per alleviarlo dal peso dell’amministrazione diocesana. Undici anni in Abaetetuba, sono stati gli anni piú belli della mia vita sacerdotale, con mille avventure di lotta e di fede vissuta con la gente, sempre felice di poter vivere il “DONO DI DIO” a servizio delle anime più umili e semplici. Nel 94 i Superiori mi chiamano nella Casa Madre di Belém per accogliere con amore i padri che ritornano dall’interno, stanchi e affaticati, preparare le visite mediche e le cure necessarie, oltre che fare le spese per le diverse parrocchie. A 75 anni l’arcivescovo di Belém mi nomina parroco di San Francesco Saverio, parrocchia della periferia di Belém, con circa venti mila abitanti, regno della violenza, degli assalti, della droga, accumulo di case costruite sulle paludi della città. Ma tanta gente ricca di fede e pronta a esercitare lo spirito missionario per evangelizzare le famiglie più lontane dalla vita cristiana”.

Da diversi anni, per problemi di salute, si è ritirato “nel quarto piano” della Casa Madre di Parma.

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