Rizzo: D. Pietro, Sr. Pierina

Pubblicato giorno 7 febbraio 2021 - Missioni, Vocazione

D. Pietro Rizzo nel 1940Nasce nel 1900 da Sebastiano e Rosa Palladin. L’ambiente, in cui cresce Pietro, è quello tipico di molte famiglie dell’epoca: laboriosità, sani principi morali, condotta irreprensibile di ogni componente, ma soprattutto unione familiare (10 figli) corroborata da una Fede semplice e pur tuttavia grande e generosa. Tre dei figli (due maschi e la femmina) si avvicinarono alla vita consacrata. In due giunsero al termine del cammino: Pietro, divenne sacerdote, la sorella prese i voti ed entrò in convento: si chiamava Pierina e purtroppo non siamo in grado di aggiungere altre notizie…

Di piccola statura, esile nella figura, dai modi garbati e dal parlare sempre rispettoso, Pietro, dopo aver seguito con regolarità il corso degli studi, fu consacrato sacerdote nel 1927 nella cattedrale ferrarese e celebrò la sua prima messa in Cittadella. Dapprima cappellano in Ferrara, venne successivamente nominato parroco di Zocca (dal 1929 al 1933), quindi della chiesa parrocchiale di San Giuseppe di Iolanda. Don Rizzo fu il quinto parroco.

La parrocchia, al centro dell’area della Grande Bonificazione Ferrarese, era formata da una popolazione in larga parte costituita da braccianti. La miseria dominava incontrastata le campagne, caratterizzate da insediamenti sparsi, talora privi di adeguati servizi. Una vera e propria terra di missione. Elevatissimo era il tasso di analfabetismo, mentre assai pesante era il clima di natura anticlericale che aveva le proprie radici nelle rivendicazioni operaie socialiste dei primi anni del Novecento (culminate con l’eccidio di braccianti al Ponte Albersano il 27 giugno 1901) e nel rifiuto del potere agrario e latifondista, in piena sintonia con l’ideologia fascista, per sua natura liberticida e prevaricante.

Don Rizzo nell’esplicare il proprio impegno pastorale, soprattutto in aiuto dei più deboli e dei bisognosi, mostrò sempre grande coraggio e coerenza morale, costantementeD. Pietro Rizzo e un gruppo di bambini avviati ai sacramenti (1) attento alle esigenze materiali e spirituali delle anime affidategli. Il coraggio nell’agire e nell’esprimersi gli furono fatali poiché gli intolleranti nutrivano un sordo rancore nei confronti di un uomo che senza essere un agitatore di popolo, si esprimeva con il buon senso dei semplici e dei puri di cuore.

Enzo Gentili sul settimanale ferrarese “La Nuova Scintilla” (dicembre 1945 -gennaio 1946) ricordò che “a Iolanda di Savoia il fascismo mostrava il volto più gretto e brutale. Un piccolo gruppo di uomini mediocri, arroganti con i poveri e servili con i ricchi, nutrivano un sordo rancore per quest’uomo che, senza esprimere idee politiche, sapeva suscitare sentimenti antifascisti. Questo rancore si trasformò in odio quando, iniziata la guerra, questo prete andava sostenendo che avrebbe rappresentato una gravissima sciagura per il popolo.” La situazione, dunque, andava deteriorandosi.

Nella notte sul 28 marzo 1944, tre militi della Guardia Nazionale Repubblicana si presentarono in canonica e prelevarono don Pietro che verrà fucilato assieme ad altri del luogo. Don Pietro Rizzo, sepolto per alcuni anni nella natia Cittadella (Pd), ora riposa nel cimitero di Coccanile.

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