Faldani P. Francesco

Pubblicato giorno 7 febbraio 2021 - Missioni, Vocazione

con figlia di lebbrosiNasce a Cittadella  l’8 maggio 1920 e viene battezzato il 13 maggio 1920; entra nel seminario di Camposampiero il 19 settembre 1931 e vi compie le scuole medie (1931-34); a Cherso frequenta il ginnasio (1934-36); inizia l’anno di Noviziato a Padova il 2 agosto 1936; emette la professione temporanea a Padova il 3 agosto 1937; frequenta il liceo a Brescia (1937-40); a Padova segue i corsi filosofico-teologico (1940-44) ed emette la professione solenne al Santo il 4 ottobre 1941; riceve l’ordinazione sacerdotale nella Cattedrale di Padova da Mons. Carlo Agostini il 24 giugno 1943.

(dall’Omelia per la S. Messa Esequiale)  “Il giovane sacerdote padre Francesco riuscirà a realizzare il suo desiderio di andar missionario in Cina solo nel marzo del 1947. Dalla missione nella prefettura apostolica di Hinganfu (Cina) fece ritorno nel giugno del 1952, dopo aver sopportato con serenità fatiche e privazioni, e dopo aver subito restrizioni nel suo ministero sacerdotale ad opera dei comunisti maoisti. Per la verità, la sua nota furbizia e il suo coraggio gli ottennero rispetto e ammirazione non solo da parte dei cristiani ma anche da parte dei comunisti della zona.

Ma il vero scopo di padre Faldani è ignoto ai comunisti. Il fatto di essere ricercato per accomodare i loro macchinari, gli dà l’opportunità di entrare nei loro uffici, sapere che vento spira per noi, far con loro continue dispute smascherando le loro menzogne; soprattutto dopo la nostra cattura disse loro delle cose che da altre bocche non avrebbero voluto sentire; e dopo averli urtati, li sa prendere bonariamente in giro, sicché finisce col rabbonirli.

Tornato dalla Cina, oltre che delegato provinciale per le missioni (dal 1952 al 1958), padre Francesco ha avuto l’incarico di responsabile provinciale per le vocazioniFrancesco1 (dal 1953 al 1958). Finalmente, nell’agosto del 1958, la partenza per la Corea del Sud ove rimase come missionario fino al dicembre del 1987, ricoprendo anche per un lungo periodo (1958-1971) il ruolo di “Superiore della Missione generale”. Difficile narrare in poche parole il vissuto e l’operato di padre Francesco in terra coreana: ha costruito conventi, lebbrosari, scuole cattoliche di vario grado, confidando soprattutto nella divina Provvidenza di Colui che egli era solito chiamare “il Papà buono”.

Il desiderio di lavorare nella vigna di Dio e di seguire la volontà del “Buon Papà” ha portato padre Francesco a dare ancora la sua disponibilità all’itineranza sia verso conventi della nostra Provincia religiosa (come Verona, Camposampiero, Barbozza, Sant’Antonio Dottore, Boccadasse) sia soprattutto verso situazioni di emergenza in terra di missione: lo troviamo nelle Filippine, in Australia, in Uzbekistan ma soprattutto in Cina. Certo, la Cina è sempre stato il suo sogno, tanto che considerava la sua presenza in Corea come il “trampolino di lancio” per approdare appunto nel territorio cinese, e definitivamente, fino alla morte, come egli stesso si augurava. Così alternava qualche mese in terra cinese con soggiorni in Italia, sempre per poter riavere il visto per un successivo rientro in Cina (così negli anni 1993-1997; 1998-2001; 2002-2003). Non si è trattato di inquietudine psicologica quanto di passione per la diffusione del Regno di Dio e di autentico amore per il popolo cinese, grazie a tutto questo suo andare – uscire – rientrare in Cina “la parola di Dio si è diffusa” e i cuori di molti credenti ne sono rimasti conquistati e rallegrati. E questo finché la malattia non lo ha definitivamente bloccato e sorella morte lo ha chiamato: «la morte – scrive padre Francesco in una lettera del 28 febbraio 1985 – è l’ultima obbedienza all’ultima chiamata di Papà Celeste».

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