Alberton P. Antonio

Pubblicato giorno 3 gennaio 2021 - Missioni, Vocazione

P. AlbertonAntonio, ha ripetutamente manifestato il desiderio che alla sua morte (Cittadella il 10 -11- 1987), non si stilasse alcun profilo su di lui. Per questo pubblichiamo soltanto parte del di­scorso che P. Alfiero Ceresoli, Consigliere Generale dei Saveriani, tenne nel duomo di Cittadella durante la Messa dei funerali.

Antonio era ancora ragazzo, alunno del seminario di Thiene, quando pensò alla Missione (…) Su queste scelte aveva certamente avuto una influenza deci­siva l’educazione cristiana di papa Luigi e mamma Teresa che fin dalla nascita di Antonio avevano offerto la loro disponibilità ad accettare qualsiasi progetto che il buon Dio avesse sul figlio­lo. In questo ambiente, così pieno di fede, fu facile ad Antonio ottenere il permesso di far parte della famiglia saveriana.

Entrò all’Istituto nel noviziato di S. Pietro in Vincoli (RA) il 19 agosto del 1938. L’anno dopo, il 3 ottobre, egli si consacrava al Signore con il voto di missione ed i voti di povertà, castità e obbedienza. Giungeva al sacerdozio il 3 febbraio del 1947. Aveva 26 anni.

Il suo primo impegno: economo alla casa di Zelarino. “Furono tempi duri – scriverà – dovevo pagare debiti e dar da mangiare a molti”.

Ma la data fondamentale della sua vita è senza dubbio il 3 lu­glio del 1952, giorno della sua partenza per il Bangladesh. Que­sta la sua nuova patria ormai. Gli verrà chiesto di rimanere in Italia dal 1972 al 1975 e accetterà per obbedienza, poi tP. Alberton (3)orna subito là da dove soltanto la malattia lo potrà strappare. Sono più di 30 anni di vita missionaria che io riassumerei in una espressione trovata nei suoi scritti:“Dio è amore e l’amore si dimostra amando i fratelli”. È la carità quindi che lo spinge a stare quasi sempre negli avamposti più lontani e difficili della missione; è la carità che si concretizza e si dimostra con gesti concreti. “Avevo fame… avevo sete… ero malato…”.

Voleva andare tra i miserabili ed i sofferenti, per dimostra­re che Dio li ama: “Gesù ha fatto così – scriveva – e io non pos­so fare diversamente…”. Lo voleva fare assolutamente, a qualsiasi costo, e a chi gli obiettava la sua salute, egli risponde­va di voler lavorare fino all’ultimo. Scriveva ancora: “Mi devo preparare all’ incontro con Dio e voglio che sia molto gioioso”.

Sì, gioioso, perché al momento della morte si sarà sentito dire: “Vieni, benedetto dal Padre mio… mi hai visitato, mi hai sfamato… mi hai curato…”.

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